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Free flow thoughts.

The meaning of life

Spesso penso al mio cervello come ad un minipimer nel quale ci entrano le verdure più disparate e ne escono deliziose vellutate leggasi idee/pensieri fottutamente geniali (ma è raro) o i più squallidi minestroni leggasi idee/pensieri del cazzo (decisamente più spesso della prima ipotesi) ma comunque geniali.

Da quì al pensare “qual’è il mio scopo” e poi più in generale “ma qual’è lo scopo ultimo della vita” il passo è veramente breve.
Non c’è bisogno di essere Kant o Nietzche o Schopenhauer o qualsiasi altro filosofo per cercare di rispondere a quella domanda. Basta pensare e attaccare alla corrente il minipimer.

Apparte errore grammaticale voluto che comincio seriamente a pensare che il simpatico sig. Penrose abbia ragione sul discorso che il cervello umano lavora anche a livello sub-atomico seguendo i principi della fisica quantistica e più precisamente l’entanglement tra neuroni.
Cioè pensiamoci un attimo. Questo piccolo agglomerato di neuroni connessi tra loro da sinapsi e cellule nervose più credo altre robe, non ho mai approfondito di 1.4 cc rendiamoci conto che un millequattro è una macchina modesta considerando che esistono lamborghini, ferrari e altro riesce a: raccogliere, analizzare ed elaborare stimoli provenineti da tutto il corpo e dai nostri 5 sensi ancora non sono un cavaliere d’oro e quindi il 6° senso non ce l’ho, mantiene, organizza e armonizza le nostre funzioni vitali di base temperatura, cuore, polmoni, reni, fegato…ci mantiene in equilibrio sempre… è capace di pensieri consci e razionali, di calcoli assurdi, di analizzare situazioni complesse e cercare una soluzione ai problemi ecc…il tutto simultanemante.
In più, oltre a tutto ciò che è conscio ed inconscio si perchè fa molte cose senza nemmeno chiedere il permesso ‘sto bastardo ogni tanto porta alla nostra attenzione cose a cui non stiamo nemmeno pensando.
Quante volte ci è capitato di essere fulminati da un’idea, da un pensiero o da un ricordo così, senza un perchè?
Per me lui sta lì a pensare di continuo, lavora e lavora, pensa e pensa finchè non giunge a qualcosa allora ce lo dice.
Ma che volevo dire? Ah, cioè come può fare tutto così in fretta? Se consideriamo che gli impulsi del nostro cervello sono un mix elettro-chimici, la velocità del segnale non è molta vabbeh che non siamo enormi però vien da pensare che abbia escogitato un altro modo per comunicare con se stesso no? Ok chiusa la parentesi Pensore.

Torniamo al significato della vita. Al suo perchè. Beh…non c’è.
Per lo meno, non come lo intendiamo noi. Non c’è una risposta a “perchè siamo quì” o “che ci stiamo a fare” o “si ma eh però va” semplicemente perchè la domanda è sbagliata. O per lo meno la domanda grammaticamente e logicamente è giusta tranne l’ultima che ha qualche errorino, quello che c’è di sbagliato è l’interpretazione che ne diamo noi. Perchè dovrebbe esserci un “di più”, uno scopo ultimo per la vita, per noi?
Perchè siamo così superbi da crederci speciali? Semplice perchè siamo uomini.
Il perchè della vita è semplicemente la vita stessa. Lo scopo ultimo della vita è semplicemente vivere. Io, tu o chiunque altro non siamo al mondo per fare qualcosa di grande o per chissà quale disegno divino. siamo al mondo semplicemente perchè è quello il nostro scopo. Lo stare al mondo stesso.
Chi dice “ma che fai? svegliati e non sprecare la vita” vuole solo convincerti o convincersi che ci debba essere qualcosa di più, invece tu stai già facendo quello per cui sei quì semplicemente rimanendo vivo.
Per avvalorare la mia tesi vi chiedo di pensare a tutto ciò che conosciamo definibile “vivo”. Cos’hanno tutte queste creature dal virus/batterio fino a noi in comune? Una cosa sola. Qualsiasi cosa succeda cercheranno di rimanere vivi. Ogni cosa viva in natura ha un istinto di sopravvivenza. Qualsiasi cosa viva cercherà fino all’ultimo e con tutte le sue forze di rimanere vivo. Punto.
Siamo noi uomini a distorcere questo concetto, trasformandolo in “sono destinato a grandi cose”.
L’istinto più forte in ogni forma di vita è la sopravvivenza, il secondo è la procreazione. Che poi è il continuo della vita stessa, non essendo fatti per vivere in eterno, l’unico modo trovato fin’ora dalla vita per continuare a essere è la riproduzione di se stessa. Il resto sono solo chiacchere e seghe mentali.

Ok forse il mondo non è pronto per una rivelazione del genere e probabilmente nessuno leggerà ciò che ho scritto, ma intanto io lo metto quì, così posso pensare ad altro.

L’unico, eterno problema che crea una risposta è che genera altre domande. Ora la domanda si sposta da “qual’è lo scopo” a “chi?” o “cosa?” o “come?”. Ma probabilmente la risposta è più semplice di quanto pensiamo: caso. Per caso s’è creata la vita che si è trovata con questo bagaglio l’istinto di sopravvivere sempre e comunque e non può far altro se non continuare.

Per cui, continuiamo.

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Pubblicato da su marzo 29, 2012 in Thought

 

Bruschetta theory

Partiamo dal presupposto che ogni animale/vegetale/minerale su questo sperduto pianeta al limitare della galassia è egoista in un senso molto ampio del termine.
E’ egoista anche chi si comporta da altruista. Nessuno fa nulla per nulla. Colpa del cervello una delle tante. Un altruista aiuta le persone per un proprio tornaconto sia esso materiale o mentale anche essere appagati dall’aver fatto un gesto è una ricompensa che ci spinge ad agire in determinate maniere.

Continuiamo dicendo che è assolutamente pretenzioso credere di aver trovato l’amore della propria vita in una zona di raggio medio di circa 50-100 km dal proprio luogo di residenza. Siamo 7 miliardi sempre su questo sperduto piante al limitare della galassia suddivisa in circa il 50% punto più o punto meno tra uomini e donne, sparpagliati su circa 150 milioni di km quadrati, quindi la vedo difficile trovare la persona giusta anche perchè la persona giusta non esiste, ma lo spiegherò più avanti in un raggio così ristretto.

Andiamo avanti filosofando sul fatto che la persona giusta non esiste. La cosa che più gli/le si avvicina è “quella meno sbagliata”. La persona giusta sarebbe quella più simile a noi, ma anche se esistesse a noi non piacerebbe. Colpa del cervello un’altra delle tante.

In conclusione di questo post un po’ inutile dico che una persona da amare è quella che accetta di mangiare assieme a noi una bruschetta al pomodoro ma a pezzetti, non in salsa, per il semplice motivo che la bruschetta al pomodoro è insidiosissima. Nell’atto di addentarla ovviamente e irreparabilmente cadranno pezzetti di pomodoro un po’ in giro, e una persona che non vuole farsi vedere in questi atteggiamenti è fondamentalmente una persona finta/falsa. Una persona vera accetterebbe e magari ci farebbe anche due risate sopra com’è giusto che sia.

Finiamo il tutto col fatto che oggi hanno deriso in senso buono la mia geniale idea di fare il furgone aziendale sulla falsa riga di quello dell’A-team, quindi…

…scemo chi legge.

 
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Pubblicato da su marzo 14, 2012 in Cheap psicology, Thought

 

The story so far

Premessa: i corsivi spesso saranno i miei pensieri nei pensieri (al posto di aprire delle parentesi, che ne apro già troppe).

Seguendo il consiglio di un’amica (grazie Vale -lo scrivo perchè così sembra che ci sia una persona reale dietro a questo blog) riprendo a scrivere pensieri, idee e considerazioni in merito a 42 (chi capisce, capisce. Chi no legga “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams). Ho anche intenzione di usare questo blog come “cloud storage” del mio cervello così non devo per forza ricordare tutto quello che mi passa per la mente. ma non c’è il giustificato in questo template? Huhuh l’ho trovato!!!

Partiamo da un breve riassunto di ciò che mi ha portato a questo punto: ma perchè mi fa un nuovo paragrafo ogni volta che faccio “invio”? -risolto anche questo…shift+invio e non fa il paragrafo!
Sono successe un sacco di cose, sono stato fidanzato, sono tornato single, ci sono stato male, sono rinsavito, ho conosciuto persone interessanti, mi sono scottato, sono stato in tanti posti diversi sia da solo che in compagnia, ho letto libri e riviste, guardato film e telefilm, mi sono ubriacato (che novità!), sono andato a vivere da solo.

Ok cominciamo con un po’ di pensieri sparsi e idee confuse varie:
Cristo s’è fermato a Savona (passando però prima da Ravenna). Narra la leggenda che tempo fa qualcuno spedì il cadavere di un cane ad un’azienda a Ravenna. Nel magazzino del corriere si accorsero della puzza e, aprendo il pacco vi trovarono appunto il cadavere del quadrupede. Il responsabile in preda al panico corse subito in un negozio di animali per comprare un cane uguale a quello morto, lo acquistò, lo richiuse e lo fece consegnare dall’addetto all’azienda. Poco dopo un impiegato dell’azienda chiamò il responsabile e gli chiese “ma da voi lavora Gesù Cristo?” “No, perchè?” rispose il responsabile “Perchè sa noi siamo un laboratorio analisi e stiamo aspettando il cadavere di un cane per svolgere appunto delle analisi, solo che poco fa un suo addetto ci ha consegnato il pacco e…il cane era vivo!” (questo quando passò da Ravenna ora, come da titolo, Cristo è a Savona). Ora appunto Cristo è a Savona e lavora in un posto in cui, se gli mandi un acquario coi pesci morti dentro, lui li rigenera! (non è dato sapere se li resusciti o se li moltiplichi però).

Data l’impossibilità di fare una calss action contro la SNAI per pubblicità ingannevole sui gratta-e-vinci denominati “Il Miliardario” (la vincita massima è 500.000€, che non è un miliardo di €uro come invece vorrebbe il nome), gli farò concorrenza con un prodotto pensato apposta per i ricchi: i gratta-e-perdi.
Tu prendi un bligliettino da grattare e io ti do (oltre al biglietto) 1, 2, 5 o 10 euro. Poi tu gratti e scopri se: -non è successo nulla; -hai perso dai 10 ai 500.000 Euro.

E’ naufragata l’idea di una linea d’abbigliamento “Fashion Killer” -avente come logo una F corsiva impiccata. Troppo investimento per ricerche di mercato. Bisogna fare ricerche su ciò che andrà l’anno prossimo, e fare letteralmente il contrario. “Quale sarà il colore del 2013?” “Il blù!” -produzione? comprate kilometri di cotone giallo, subito! “Nel 2013 torneranno di moda i pantaloni a zampa?” “Si, credo di si!” -tagliate le caviglie. Voglio che perdano sensibilità ai piedi!

Un rappresentante di cancelleria entra e fa “Una domanda Stupida…” e già quì cominciamo male “ma voi la carta la comprate?” e io ti do una risposta stupida “no…abbiamo una piantagione di Betulle, alla bisogna ne tagliamo una e facciamo la carta ma solo per i grandi formati, per gli A4 usiamo i bonsai (sempre di Betulla)”

Per ora non mi viene in mente altro. Direi che è tutto.

 
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Pubblicato da su marzo 12, 2012 in Thought

 

Questione di balistica…

Oggi parlerò di uno dei problemi che da secoli attanaglia la stirpe di Adamo: il bisogno fisiologico “a breve termine” del maschio umano.
Per “a breve termine” viene inteso quel tipo di bisogno fisiologico di durata compresa tra i 2 e i 5 minuti. In terminologie volgari riscontriamo l’usanza di denominarlo: pisciata, fare pipì, urinare (nelle accezioni più colte). Mascherato molto spesso in ambiti formali con la locuzione “fare una telefonata”.
Il problema in sè non è insito nella natura maschile quanto in quella femminile, dato dal disturbo che le conseguenze di questo breve e fugace atto ripetuto N volte nell’arco di una giornata suscita.
Ovviamente il sesso femminile non ha particolari problemi ad espletare il suddetto bisogno fisiologico in casa propria o in ambienti adeguatamente attrezzati. Per il sesso femminile il rpoblema sorge in quel genere di ambienti dove per mancanza di spazio o per mancanza di denaro, vengono utilizzati i cosiddetti sistemi “alla turca”. Ma questo è un altro dsiscorso.
Il sesso femminile si altera molto per le conseguenze di quest’atto espletato da un maschio. Purtroppo però è all’oscuro di molte cose.
E’ si vero che è una cosa naturale per il maschio, dal momento che è un gesto che ripete dalla nascita, però ci sono problemi intrinsechi che, per un profano, sono difficili da comprendere.
Partiamo dalle basi: La Fisica.
Prendendo per assoluto il dato che qualsiasi corpo, sia esso solido, liquido o gassoso sul nostro pianeta è sottoposto ad un’attrazione di una “forza gravitazionale” dall’alto verso il basso di 9.81 m/s2.
Prendendo atto del fatto che un liquido spinto ad una potenza N in direzione orizzontale, inizialmente viaggerà parallelo al suolo fintanto che la forza impressa resisterà all’attrazione gravitazionale, alchè cadrà inevitabilmente in verticale descrivendo un arco più o meno ampio.
Descritte sommariamente le basi, ora c’è l’interazione umana in questo contesto scientifico.
Considerando che l’uomo è per definizione uomo, considerando la massima “errare umanum est”, non siamo macchine, non facciamo calcoli assurdi in un nanosecondo.
E considerato che il bersaglio da centrare è soggettivamente piccolo e distorto (data la visione prospettica dell’uomo, che ne distorce le proporzioni a distanza).
E descritte le seguenti (eventuali) variabili:
1) Il vento (una forza che costriunge l’uomo a “correggere il tiro” proporzionalmente alla forza di spostamento data dal vento stesso);
2) La pressione di uscita (non scientificamente quantificabile e variabile da persona a persona e addirittura da stato d’animo);
3) L’impellenza del bisogno (maggiore è l’impellenza e maggiore sarà la pressione di uscita);
4) Mancanza di un qualsiasi tipo di mirino;
5) Mancanza di punti di riferimento stabili;
6) Stato d’essere dell’individuo (normale, allegrotto, ubriaco, ad un passo dal coma etilico);
7) Stress ambientale (dato appunto dalle continue minacce di provare di virilità l’uomo da parte della donna costringendolo a espletare “da seduto”).
Se ne evince che:
a) non siamo robot, troppe variabili da tenere in considerazione;
b) al primo, dove và va…poi si aggiusta il tiro;
Ovviamente si possono prendere accorgimenti affinchè l’operazione venga disturbata il meno possibile:
– Chiudere le finestre;
– Dipingere insetti nel “water” in modo da suscitare l’istinto cacciatore dell’uomo che ne acuisce la mira;
– Considerare che è AMMONIACA (con cosa si sterilizza solitamente un WC????);
– Non è la fine del mondo se un paio di gocce finiscono fuori;
– Evitare di parlare al telefono durante l’espletamento;
– Evitare di fare cerchi concentrici nel WC durante l’espletamento;
– Evitare, in via definitiva, di fare qualsiasi altra attività contemporanea.
Poi c’è la parte dell’educazione dell’individuo. Se un individuo è educato cercherà comunque di fare del suo meglio. Non ve ne abbiate per un paio di gocce accidentalmente cadute fuori, che, tra l’altro verrano immediatamente mondate da panno+alcool dall’individuo stesso.
Il resto è maleducazione…..
😉
 
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Pubblicato da su ottobre 16, 2006 in Thought

 

sono talmente avanti che ho fatto il giro e ora son dietro

eh sì.
Bilancio: 2 matrimoni e nessun funerale, direi che è una buona media!
La lucky strike sta sfornando pacchetti di paglie vera-veramente fighi, che se hai intenzione di smettere di fumare ti piange il cuore e non lo fai, e se non sei un fumatore vorresti iniziare! Bravi ragazzi! Così si fa!
Guardo il mondo da un oblò, e mi annoio un po’…più o meno in questo periodo la mia vita è così, ma l’oblò in questo caso non è una mia scelta ma il mio lavoro. E’ aumentato troppo e troppo in fretta! Sembra che sia già natale. Gente folgorata, che non ha tempo, che non ha cervello anche.
Il poco tempo libero me lo dormo tutto, un bel sonno senza sogni come da circa 15 anni a questa parte. L’unico sogno rimane quello di emigrare e allevare YAK, che sono una specie di mufloni col pelo lnghissimo e la lingua che lappa.
Niente pc, niente telefono, niente macchina, niente elettricità….solo io e gli yak. E possibilmente qualche ragazza compiacente. (Mica sono scemo!).
Si fa la transumanza ogni stagione, perdendo irrimediabilmente cellule cerebrali lungo il viaggio finchè non mi ritroverò tra il gregge di yak a muggire allegro e spensierato con loro. Poi mi manderanno al macello e verrò servito e classificato come “il miglior piatto che il Gambero Rosso abbia fatto nell’ultimo decennio”.
Ma che cazzo sto scrivendo? non lo so, ma un senso dovrà pur avercelo, no? Io non lo vedo se qualcuno lo vede me lo dica, grazie, telefonare ore pasti e chiedere di Tiziana dell’interno 42.
La lettura della mano…realtà o finzione? Tecnicamente io dovrei sposarmi, ma quando, come, perchè ma soprattutto con chi non mi è dato saperlo. Forse se chiamassi CSI e facessi fare il confronto delle impronte della mano di circa 3 miliardi di persone di sesso femminile con la mia arriverei ad un qualsiasi risultato ipotetico compreso tra 1 e n (dove n è un numero tendente a + infinito).
Ma non ho tutto questo tempo. Ci vorrebbero almeno 5-6 secoli, e poi si avvicenderebbero alla guida di CSI dopo il mitico Orazio, inetti e geni che porterebbero la situazione ad uno standard qualitativo inaccettabile per l’uomo qualità CONAD.
Comunque la mia mano dice anche che avrò una vita lunga, e io invece che voglio morire giovane. Chi avrà ragione? io o la mia mano? E se me la tagliassi? Tanto è la sinistra…Potrei sanguinare e morire dissanguato e, vabbeh morire giovani ma così è troppo!!!
 
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Pubblicato da su ottobre 3, 2006 in Thought

 

Quaestio

Dopo lunghe riflessioni, innumerevoli birre, canne e dialoghi che si possono fare solo da ubriachi alle 4 del mattino con una ristrettissima cerchia di amici, sono giunto ad una conclusione sconcertante.
Molti dicono che vorrebbero vivere come i gatti: coccolati, sfamati, accolti in casa, ma mantenendo la propria indipendeza…..altri vorrebbero vivere come i cani: cibo, un padrone affettuoso in cambio di guardia o altro.
Io invece dico che la vita migliore è quella della farfalla.
Riflettiamoci:
Allora, nasci bruco e per 1/2 settimane non devi fare altro che mangiare. Mangiare e basta! Ovvio la scena è irta di predatori, come le libellule, i pesci sputatori (e anche maleducati aggiungerei), e altre bestie simili. Ma se ti mangiano che sei ancora bruco, non te ne frega nulla, non hai la consapevolezza.
Comunque, ammesso che riesci a sopravvivere, che succede? Dopo 2 settimane di abbuffate ti imbozzoli e stai lì per un po’.
Quando esci dal bozzolo, sei farfalla. E ti compiaci di ciò! Pensi “Porca boia se sono diventato figo! Va’ quà! Che figata!!!! Poi posso pure volare!” E ti crogiuoli in questi pensieri per circa 5 minuti.
Dopodichè non devi fare altro che: mangiare, trombare e deporre le uova. Poi crepi. E il tutto nel giro di 24 ore.
Cioè in 24 ore fai tutto quello che devi fare e poi te ne vai. Cosa c’è di meglio? Niente problemi, niente pensieri. Solo mangiare, trombare e uovare.
Invece noi ci sbattiamo per (se ci va grassa) 90 anni, tra studiare, lavorare, sudare, soffrire, ammalarsi, farsi domande inutili ma che sentiamo il bisogno di porci. (Porci, voce del verbo porgere, non porci = maiali).
Secondo argomento del giorno: Basta, abbiamo rotto il cazzo! Tutti, me compreso (questa rivelazione fatimistica l’ho avuta in macchina aspettando il verde….che strana la vita!).
Mi spiego. E’ mai possibile che siamo così stupidi, ignoranti, oppure pigri da dover usare le citazioni di altre persone? Che è? Noi non abbiamo pensieri prettamente nostri? Dobbiamo usare quelli degli altri? O forse che non ci sentiamo all’altezza di poter dire nostre “massime”?
Orsù. Tanto chi disse le così belle citazioni era, nella migliore delle ipotesi, un tossicodipendente che, mistero, tutti definivano ora filosofo, ora artista, ora letterato. Invece si drogava a manetta e le poche cose di senso compiuto che riusciva a dire vennero prese per oro colato e ci costrinsero (o forse era pigrizia nostra) ad usarle senza mai inventarne di nuove. Anzi Quelli che ne inventano di nuove sono solo i drogati di nuova generazione. Un po’ come Robbie Williams. Scommetto che se lui, in un’intervista dichiarasse “Meglio averlo lungo che corto” sicuramente tra un po’ di tempo ci sarà gente che dirà “….e come disse Robbie Williams -meglio averlo lungo che corto”. Ma andiamo!!! Su!!! Un po’ di inventiva!!! Anche nei paragoni. Due fessi a dire “Oh, sei fuori come un balcone” e tutti a imitare. NO! Si dovrebbe inventare qualcos’altro. Chessò tipo….sei fuori come un’anguilla che attraversa ignobile strisciando per le valli di Comacchio.
E poi dubito che chi usa (io compreso) quelle citazioni sia in tutto e per tutto d’accordo col pensiero di chi le disse.
Prendiamo ad esempio “Cogito ergo Sum”. Ci sono diverse interpretazioni di questa frase. Quella che preferisco è: Cogito = dubito.
Cioè che ipotizza che il cogitare (pensare) non venga inteso come il mero pensare e basta, ma come atto di dubitare.
Il chè ne fa conseguire che “Dubito quindi esisto”, per una semplice equazione che fa più o meno così: io non posso dubitare del fatto che io stesso dubito. Non posso dubitare del dubbio stesso, quindi se io posso dubitare esisto, perchè solo di questo io non posso dubitare.
Semplificando, togliendo tutti i segni strani (più, per, meno, di, a, da, in, con, su, per, ca, li, fra, gi, listi, ecc….) ne otteniamo: Dubito del mio dubbio. Ma siccome tutti sanno che meno per meno fa più, otteniamo che i due dubiti si estinguono a vicenda e rimane solo “ergo sum” ovverio “io esisto”.
 
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Pubblicato da su settembre 20, 2006 in Thought

 

Life Tales

“…era una giornata di primavera, non caldissima, ma c’era il sole.
Gli alberi erano fioriti, i prati dei giardini verdi, e la gente camminava godendosi l’aria fresca e il sole primaverile dopo un lungo inverno.
Lui camminava per la strada tra la gente, assorto, come se in realtà non fosse lì. Malinconico, come una macchia d’inchiostro in un foglio bianco.
All’improvviso comparve…lì davanti ai suoi occhi. Le lacrime le rigavano il volto, il respiro affannato per la corsa in città a cercarlo, e il suo fiato formava nuvolette condensate davanti alla sua bocca, e parlò:
-Ho sentito il tuo messaggio, perchè? Perchè ciò?
Lui la fissò per un istante….doveva….
-Perchè? Parla, dì qualcosa! Hai detto che non mi trovi carina, che non vuoi stare con me e che non verseresti neanche una lacrima se io me ne andassi…dopo tutto, una risposta me la merito! Dopo quello che c’è stato, perchè? Dimmi perchè!
Lui sì, forse glielo doveva, le avrebbe detto tutto e poi se ne sarebbe andato, com’era giusto che fosse…Il suo sguardo si incupì, si indurì e la sua faccia divenne una maschera impassibile e parlò:
-E’ vero, ho detto tutte quelle cose…
La sua voce era fredda, distaccata, e continuava:
-Non sei carina, sei perfetta….non voglio stare con te, ho bisogno di stare con te….non verserei nemmeno una lacrima se tu te ne andassi, perchè morirei.
Si guardarono a lungo, attimi interminabili.
Lei riprese a piangere, sommessa, incredula alle parole di lui.
Gli occhi di lui si velarono…non poteva più rimanere.
La fissò un’ultima volta, si fece coraggio e con passo incerto, le passò oltre e si mischiò tra la folla.
Lei continò a fissarlo mentre camminava…e mentre lui si allontanava lei piangeva, le lacrimele rigarono il volto, e una consapevolezza…sarebbe stata l’ultima volta che lo vedeva.”Questo è lo scorcio, niente prima e niente dopo, solo questa scena.
Lo scopo della scrittura è far immaginare i lettori, quindi cosa c’è di meglio che dare una scena un po’ “anormale” senza dire cosa c’è stato prima, nè cosa ci sarà dopo?
 
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Pubblicato da su settembre 17, 2006 in Ideas, Thought