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Archivio dell'autore: tapiasa

The meaning of life

Spesso penso al mio cervello come ad un minipimer nel quale ci entrano le verdure più disparate e ne escono deliziose vellutate leggasi idee/pensieri fottutamente geniali (ma è raro) o i più squallidi minestroni leggasi idee/pensieri del cazzo (decisamente più spesso della prima ipotesi) ma comunque geniali.

Da quì al pensare “qual’è il mio scopo” e poi più in generale “ma qual’è lo scopo ultimo della vita” il passo è veramente breve.
Non c’è bisogno di essere Kant o Nietzche o Schopenhauer o qualsiasi altro filosofo per cercare di rispondere a quella domanda. Basta pensare e attaccare alla corrente il minipimer.

Apparte errore grammaticale voluto che comincio seriamente a pensare che il simpatico sig. Penrose abbia ragione sul discorso che il cervello umano lavora anche a livello sub-atomico seguendo i principi della fisica quantistica e più precisamente l’entanglement tra neuroni.
Cioè pensiamoci un attimo. Questo piccolo agglomerato di neuroni connessi tra loro da sinapsi e cellule nervose più credo altre robe, non ho mai approfondito di 1.4 cc rendiamoci conto che un millequattro è una macchina modesta considerando che esistono lamborghini, ferrari e altro riesce a: raccogliere, analizzare ed elaborare stimoli provenineti da tutto il corpo e dai nostri 5 sensi ancora non sono un cavaliere d’oro e quindi il 6° senso non ce l’ho, mantiene, organizza e armonizza le nostre funzioni vitali di base temperatura, cuore, polmoni, reni, fegato…ci mantiene in equilibrio sempre… è capace di pensieri consci e razionali, di calcoli assurdi, di analizzare situazioni complesse e cercare una soluzione ai problemi ecc…il tutto simultanemante.
In più, oltre a tutto ciò che è conscio ed inconscio si perchè fa molte cose senza nemmeno chiedere il permesso ‘sto bastardo ogni tanto porta alla nostra attenzione cose a cui non stiamo nemmeno pensando.
Quante volte ci è capitato di essere fulminati da un’idea, da un pensiero o da un ricordo così, senza un perchè?
Per me lui sta lì a pensare di continuo, lavora e lavora, pensa e pensa finchè non giunge a qualcosa allora ce lo dice.
Ma che volevo dire? Ah, cioè come può fare tutto così in fretta? Se consideriamo che gli impulsi del nostro cervello sono un mix elettro-chimici, la velocità del segnale non è molta vabbeh che non siamo enormi però vien da pensare che abbia escogitato un altro modo per comunicare con se stesso no? Ok chiusa la parentesi Pensore.

Torniamo al significato della vita. Al suo perchè. Beh…non c’è.
Per lo meno, non come lo intendiamo noi. Non c’è una risposta a “perchè siamo quì” o “che ci stiamo a fare” o “si ma eh però va” semplicemente perchè la domanda è sbagliata. O per lo meno la domanda grammaticamente e logicamente è giusta tranne l’ultima che ha qualche errorino, quello che c’è di sbagliato è l’interpretazione che ne diamo noi. Perchè dovrebbe esserci un “di più”, uno scopo ultimo per la vita, per noi?
Perchè siamo così superbi da crederci speciali? Semplice perchè siamo uomini.
Il perchè della vita è semplicemente la vita stessa. Lo scopo ultimo della vita è semplicemente vivere. Io, tu o chiunque altro non siamo al mondo per fare qualcosa di grande o per chissà quale disegno divino. siamo al mondo semplicemente perchè è quello il nostro scopo. Lo stare al mondo stesso.
Chi dice “ma che fai? svegliati e non sprecare la vita” vuole solo convincerti o convincersi che ci debba essere qualcosa di più, invece tu stai già facendo quello per cui sei quì semplicemente rimanendo vivo.
Per avvalorare la mia tesi vi chiedo di pensare a tutto ciò che conosciamo definibile “vivo”. Cos’hanno tutte queste creature dal virus/batterio fino a noi in comune? Una cosa sola. Qualsiasi cosa succeda cercheranno di rimanere vivi. Ogni cosa viva in natura ha un istinto di sopravvivenza. Qualsiasi cosa viva cercherà fino all’ultimo e con tutte le sue forze di rimanere vivo. Punto.
Siamo noi uomini a distorcere questo concetto, trasformandolo in “sono destinato a grandi cose”.
L’istinto più forte in ogni forma di vita è la sopravvivenza, il secondo è la procreazione. Che poi è il continuo della vita stessa, non essendo fatti per vivere in eterno, l’unico modo trovato fin’ora dalla vita per continuare a essere è la riproduzione di se stessa. Il resto sono solo chiacchere e seghe mentali.

Ok forse il mondo non è pronto per una rivelazione del genere e probabilmente nessuno leggerà ciò che ho scritto, ma intanto io lo metto quì, così posso pensare ad altro.

L’unico, eterno problema che crea una risposta è che genera altre domande. Ora la domanda si sposta da “qual’è lo scopo” a “chi?” o “cosa?” o “come?”. Ma probabilmente la risposta è più semplice di quanto pensiamo: caso. Per caso s’è creata la vita che si è trovata con questo bagaglio l’istinto di sopravvivere sempre e comunque e non può far altro se non continuare.

Per cui, continuiamo.

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Pubblicato da su marzo 29, 2012 in Thought

 

Big in japan

Parliamo del fatto che mi sono rimesso in testa per la 2° volta di imparare il giapponese. A questo punto uno potrebbe chiedersi: ma perchè? Beh se lo sapessi non starei quì a scrivere ma mi metterei sotto ad impararlo, vi pare?

Beh, una prima ragione è perchè le lingue straniere mi sono sempre piaciute e mi hanno sempre affascinato, anche solo la domanda che prima o poi tutti si pongono: ma che cos’è che ha detto quello? E spesso ce la poniamo anche sentendo parlare alcuni soggetti facenti parte del nostro stesso idioma…
Allora, con l’inglese non ho grossi problemi se poi riuscissi a fare quel diamine di corso “spoken english” sarei anche più contento, ho qualche base di spagnolo che però trovo abbastanza intuitivo, improvviso col francese e a lione ancora si ricorderanno e nonostante il tedesco non sia la mia preferita qualche parola quà e là la so ma se mi parlate in tedesco non capisco una fava. L’unica lingua che non riesco a mandare giù come musicalità è il portoghese, ma il Portogallo è piccolo e il Brasile non mi fa voglia nemmeno un po’. Tra l’altro prima o poi dovrò rimediare anche 2 righe sull’Aranda (o lingue arrente) parlate dagli aborigeni dell’Australia più che altro per sviscerare meglio il concetto del “tara ma taraper chi non lo sapesse vuole dire tanti, cioè si ha uno che è ninta, due che è tara, tre che è tara ma ninta e tutto ciò che supera il tre è tara ma tara. Tra l’altro ho scoperto che “troppi” e “truppa” in italiano, “tres” in francese, “through” e “throng” in inglese derivano tutti a “tre” o “tres” o “three” ovvero ciò che è oltre il tre è “tanto”, fiiiiico!

Comunque, si parlava del giapponese. Partiamo dal presupposto che come scrittura è meno evoluta di quelle europee. In Europa (e quindi anche quei copioni degli americani) abbiamo astratto il concetto dalla scrittura. Mi spiego perchè non c’ho capito nulla nemmeno io in quello che ho scritto. La parola FUOCO assume il significato del fuoco solo in astratto, nel nostro cervello, perchè noi attribuiamo alle 5 lettere di FUOCO l’idea delle fiamme. In giapponese c’è un ideogramma per FUOCO che è e come potete notare anche la grafia ricorda un po’ una fiamma (ma anche albero, bosco e foresta) quindi con un po’ di immaginazione ma taaaanta in molti casi si può capire la parola senza bisogno di averla già imparata. Ma meno evoluta non vuol dire meno incasinata. E poi questi sono kanji e per ora li ho visti veramente poco.

Ma partiamo dalle basi, ovvero dai due alfabeti sillabici che i cuccioli di giapponese imparano prima: l’hiragana e il katakana. L’hiragana è proprio la base base, composto da 46 segni (più altre contratte, impure e semipure ma che si scrivono aggiungendo delle “virgolette” o altri segni alle 46 di base, ma non a tutte).
Il katakana è IDENTICO com pronuncia all’hiragana ma SI SCRIVE COMPLETAMENTE DIVERSO l’ho scritto in maiuscolo perchè sta cosa mi fa un po’ incazzare èh e lo usano per scrivere le parole straniere, i suoni onomatopeici o evidenziare una parola all’interno di un testo in hiragana. Nel libro che sto leggendo fa il paragone col nostro corsivo e maiuscolo, ma questi si sono proprio fusi il cervello, sarebbe come se correntemente da noi si scrivesse: “e Nando sentì BAU BAU arrivare da dietro”, no cioè, ne vogliamo parlare?
In aggiunta a questi due “alfabeti” questi piccoli uomini operosi tra il III e il V cominciarono ad invidiare i cinesi e, in un raptus di masochismo allo stato brado, gli rubaroni gli ideogrammi, che vennero chiamati Kanji.
I kanji ovviamente non potevano portare semplificazioni ma solo incasinamenti oggi vengono usati in giappone come “base” per nomi, verbi e aggettivi e la cosa bella è che il resto che ci si attacca è scritto in hiragana. Vaaaabhe. Per complicare un po’ di più le cose poi perchè erano troppo semplici! i kanji hanno due pronuncie diverse: on’yomi quando si pronunciano “alla cinese” e kun’yomi quando si pronunciano “alla giapponese”. E uno si chiede: ma come faccio a sapere come lo devo pronunciare? risposta: boh… In linea di massima se è da solo (non in combutta con altri) si pronuncia in kun’yomi altrimenti in on’yomi ma non è sempre vero.

Per la parte più pratica e utile della lingua ovvero ti ritrovi in Giappone e vuoi comunicare con gli autoctoni facendo il figo buttando lì due parole nella loro lingua devo dire che si fanno troppe pare sulla formalità/informalità del discorso in base a chi parla e chi ascolta. Ma sarà possibile che ci siano 4/5 modi per dire “io” a seconda se il contesto è formale, abbastanza formale, informale, volgare, ecc..? Così anche il “tu” che da noi al massimo è “lei” (il “voi” nemmeno voglio considerarlo).
Non stanno bene!

Per il giapponese questo è quanto, per ora. Auguratemi buona fortuna!

Vi lascio con una perla settimanale: il corrire ha tenuto in “fermo deposito” un pacco destinato ad un “inquilino” galeotto di una casa circondariale perchè “in attesa del destinatario”. Caro corriere spero per te che il nostro amico sia stato condannato per un reato minore e abbia ancora la condizionale, altrimenti mi sa che aspetti un pezzo!

 
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Pubblicato da su marzo 22, 2012 in Foreign Languages

 

The gospel according to John(ny)

A quel tempo Gesù era solito recarsi sovente nella stagione estiva presso una taverna sulle rive del mare Adriatico. La taverna in questione veniva chiamata dagli autoctoni “Flinstones”, luogo peccaminoso di ritrovo dei giovani della zona e non.

Gesù, assieme ai suoi apostoli, vi si revaca per distrarsi dall’arduo mestiere di messia che, come ben si sa, è alquanto stressante.

Nella fattispecie, una sera si ritrovarono a danzare un ballo tipico della regione che consisteva nel darsi spallate l’un l’altro in segno di grande amicizia (il nome originale dall’ebraico è “pogo”). In mezzo alla folla saltante e sballottolante, un misero levita sembrà aver preseo di mira il nostro Salvatore ma egli, nell’alto della sua bontà, sulle prime lasciò perdere. Non fece così i levita, che continuò ad importunare Gesù, finchè lui Gesù nella sua grande magnificenza disse “Adesso ha rotto veramente i marroni!” e iniziò amichevolmente a spintonarlo.

Il levita, tronfio della sua migliore prestanza fisica incassò qualche colpo, ma poco dopo venne sopraffatto dalla inumana aura di ignoranza emanata dal figlio di dio (ingoranza nell’accezione romagolo-romana del termine).
Spaventato pensò di porre fine alla appena nata diatriba andando dal Redentore dicendogli “Oh, il buttafuori è mio cuggino”. Gesù, senza batter ciglio, si appropinquò al buttafuori (un soldato Romano alto 1.90 del peso di circa 110 kg) e con parole amorevoli ma decise chiese “Il levita lì ha detto che sei suo cugino” il soldato rispose “io non lo conosco, e quì dentro non azzardatevi a creare problemi, fuori fate quello che volete!”.

Gesù non se lo fece ripetere due volte, ed in segno di enorme rispetto e tendendo una mano in segno di pace verso il levita gli disse “Vieni fuori”. Il levita lo seguì, e così anche gli apostoli di Gesù e i proseliti del levita.
All’esterno del locale, tirava una salmastra brezza marina, l’aria era umida e calda, tipica del clima estivo/mediterraneo della zona.
Gli apostoli scambiarono qualche parola con i proseliti del levita, e scoprirono che essi non erano usciti per dar manforte al levita, ma per gustarsi la scena, e subito tra i due schieramenti nacque profonda amicizia (grazie anche all’alcool che ormai nelle vene di entrambi i gruppi aveva soppiantato il sangue).

Gesù e il levita si incamminarono per appianare pacificamente e amorevolmente le loro divergenze di vedute, svoltarono l’angolo in una stradina laterale e per circa mezz’ora di loro non si seppe nulla.

Quando tornarono non vi erano segni di collutazione, ma il levita era ben lieto di offrire da bere a Gesù e ai suoi apostoli, e così fece.
Alla fine della serata gli apostoli si raggrupparono attorno al messia e chiesero “Oh salvatore dicci, come hai fatto a riportare sulla retta via quella pecorella smarrita?” e Gesù li illuminò:

“Una volta voltato l’angolo, il levita si è messo quasi a piangere implorando di non essere picchiato perchè in una rissa lui le prende sempre! Allora io ho risposto <Beh in una rissa io le do sempre, come vogliamo fare?> il levita in preda al panico promise mari e monti, promise di offrire da bere a me e a voi e, nella mia grande magnificenza, ho deciso di essere magnanimo e di accettare. E così è stato”.

Quando Gesù e i suoi apostoli lasciarono quel luogo, diedero prova di grande compassione, perchè incrociarono il levita che anch’egli tornava a casa a bordo della sua auto e in segno di rispetto verso il redentore sgommò e sgassò nel parcheggio urtando un altro veicolo e staccandogli lo specchietto.
Gli apostoli a piedi sentirono delle voci dietro di loro dire “Oh va quel tamarro! E quella è la macchina di mio fratello, che gran stronzo!” allora essi, ricordando gli insegnamenti del messiah, si voltarono ed in coro risposero “non preoccuparti figliolo, abbiamo preso la targa e se ti serve testimonieremo anche”.

 

Bruschetta theory

Partiamo dal presupposto che ogni animale/vegetale/minerale su questo sperduto pianeta al limitare della galassia è egoista in un senso molto ampio del termine.
E’ egoista anche chi si comporta da altruista. Nessuno fa nulla per nulla. Colpa del cervello una delle tante. Un altruista aiuta le persone per un proprio tornaconto sia esso materiale o mentale anche essere appagati dall’aver fatto un gesto è una ricompensa che ci spinge ad agire in determinate maniere.

Continuiamo dicendo che è assolutamente pretenzioso credere di aver trovato l’amore della propria vita in una zona di raggio medio di circa 50-100 km dal proprio luogo di residenza. Siamo 7 miliardi sempre su questo sperduto piante al limitare della galassia suddivisa in circa il 50% punto più o punto meno tra uomini e donne, sparpagliati su circa 150 milioni di km quadrati, quindi la vedo difficile trovare la persona giusta anche perchè la persona giusta non esiste, ma lo spiegherò più avanti in un raggio così ristretto.

Andiamo avanti filosofando sul fatto che la persona giusta non esiste. La cosa che più gli/le si avvicina è “quella meno sbagliata”. La persona giusta sarebbe quella più simile a noi, ma anche se esistesse a noi non piacerebbe. Colpa del cervello un’altra delle tante.

In conclusione di questo post un po’ inutile dico che una persona da amare è quella che accetta di mangiare assieme a noi una bruschetta al pomodoro ma a pezzetti, non in salsa, per il semplice motivo che la bruschetta al pomodoro è insidiosissima. Nell’atto di addentarla ovviamente e irreparabilmente cadranno pezzetti di pomodoro un po’ in giro, e una persona che non vuole farsi vedere in questi atteggiamenti è fondamentalmente una persona finta/falsa. Una persona vera accetterebbe e magari ci farebbe anche due risate sopra com’è giusto che sia.

Finiamo il tutto col fatto che oggi hanno deriso in senso buono la mia geniale idea di fare il furgone aziendale sulla falsa riga di quello dell’A-team, quindi…

…scemo chi legge.

 
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Pubblicato da su marzo 14, 2012 in Cheap psicology, Thought

 

The story so far

Premessa: i corsivi spesso saranno i miei pensieri nei pensieri (al posto di aprire delle parentesi, che ne apro già troppe).

Seguendo il consiglio di un’amica (grazie Vale -lo scrivo perchè così sembra che ci sia una persona reale dietro a questo blog) riprendo a scrivere pensieri, idee e considerazioni in merito a 42 (chi capisce, capisce. Chi no legga “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams). Ho anche intenzione di usare questo blog come “cloud storage” del mio cervello così non devo per forza ricordare tutto quello che mi passa per la mente. ma non c’è il giustificato in questo template? Huhuh l’ho trovato!!!

Partiamo da un breve riassunto di ciò che mi ha portato a questo punto: ma perchè mi fa un nuovo paragrafo ogni volta che faccio “invio”? -risolto anche questo…shift+invio e non fa il paragrafo!
Sono successe un sacco di cose, sono stato fidanzato, sono tornato single, ci sono stato male, sono rinsavito, ho conosciuto persone interessanti, mi sono scottato, sono stato in tanti posti diversi sia da solo che in compagnia, ho letto libri e riviste, guardato film e telefilm, mi sono ubriacato (che novità!), sono andato a vivere da solo.

Ok cominciamo con un po’ di pensieri sparsi e idee confuse varie:
Cristo s’è fermato a Savona (passando però prima da Ravenna). Narra la leggenda che tempo fa qualcuno spedì il cadavere di un cane ad un’azienda a Ravenna. Nel magazzino del corriere si accorsero della puzza e, aprendo il pacco vi trovarono appunto il cadavere del quadrupede. Il responsabile in preda al panico corse subito in un negozio di animali per comprare un cane uguale a quello morto, lo acquistò, lo richiuse e lo fece consegnare dall’addetto all’azienda. Poco dopo un impiegato dell’azienda chiamò il responsabile e gli chiese “ma da voi lavora Gesù Cristo?” “No, perchè?” rispose il responsabile “Perchè sa noi siamo un laboratorio analisi e stiamo aspettando il cadavere di un cane per svolgere appunto delle analisi, solo che poco fa un suo addetto ci ha consegnato il pacco e…il cane era vivo!” (questo quando passò da Ravenna ora, come da titolo, Cristo è a Savona). Ora appunto Cristo è a Savona e lavora in un posto in cui, se gli mandi un acquario coi pesci morti dentro, lui li rigenera! (non è dato sapere se li resusciti o se li moltiplichi però).

Data l’impossibilità di fare una calss action contro la SNAI per pubblicità ingannevole sui gratta-e-vinci denominati “Il Miliardario” (la vincita massima è 500.000€, che non è un miliardo di €uro come invece vorrebbe il nome), gli farò concorrenza con un prodotto pensato apposta per i ricchi: i gratta-e-perdi.
Tu prendi un bligliettino da grattare e io ti do (oltre al biglietto) 1, 2, 5 o 10 euro. Poi tu gratti e scopri se: -non è successo nulla; -hai perso dai 10 ai 500.000 Euro.

E’ naufragata l’idea di una linea d’abbigliamento “Fashion Killer” -avente come logo una F corsiva impiccata. Troppo investimento per ricerche di mercato. Bisogna fare ricerche su ciò che andrà l’anno prossimo, e fare letteralmente il contrario. “Quale sarà il colore del 2013?” “Il blù!” -produzione? comprate kilometri di cotone giallo, subito! “Nel 2013 torneranno di moda i pantaloni a zampa?” “Si, credo di si!” -tagliate le caviglie. Voglio che perdano sensibilità ai piedi!

Un rappresentante di cancelleria entra e fa “Una domanda Stupida…” e già quì cominciamo male “ma voi la carta la comprate?” e io ti do una risposta stupida “no…abbiamo una piantagione di Betulle, alla bisogna ne tagliamo una e facciamo la carta ma solo per i grandi formati, per gli A4 usiamo i bonsai (sempre di Betulla)”

Per ora non mi viene in mente altro. Direi che è tutto.

 
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Pubblicato da su marzo 12, 2012 in Thought

 

Questione di balistica…

Oggi parlerò di uno dei problemi che da secoli attanaglia la stirpe di Adamo: il bisogno fisiologico “a breve termine” del maschio umano.
Per “a breve termine” viene inteso quel tipo di bisogno fisiologico di durata compresa tra i 2 e i 5 minuti. In terminologie volgari riscontriamo l’usanza di denominarlo: pisciata, fare pipì, urinare (nelle accezioni più colte). Mascherato molto spesso in ambiti formali con la locuzione “fare una telefonata”.
Il problema in sè non è insito nella natura maschile quanto in quella femminile, dato dal disturbo che le conseguenze di questo breve e fugace atto ripetuto N volte nell’arco di una giornata suscita.
Ovviamente il sesso femminile non ha particolari problemi ad espletare il suddetto bisogno fisiologico in casa propria o in ambienti adeguatamente attrezzati. Per il sesso femminile il rpoblema sorge in quel genere di ambienti dove per mancanza di spazio o per mancanza di denaro, vengono utilizzati i cosiddetti sistemi “alla turca”. Ma questo è un altro dsiscorso.
Il sesso femminile si altera molto per le conseguenze di quest’atto espletato da un maschio. Purtroppo però è all’oscuro di molte cose.
E’ si vero che è una cosa naturale per il maschio, dal momento che è un gesto che ripete dalla nascita, però ci sono problemi intrinsechi che, per un profano, sono difficili da comprendere.
Partiamo dalle basi: La Fisica.
Prendendo per assoluto il dato che qualsiasi corpo, sia esso solido, liquido o gassoso sul nostro pianeta è sottoposto ad un’attrazione di una “forza gravitazionale” dall’alto verso il basso di 9.81 m/s2.
Prendendo atto del fatto che un liquido spinto ad una potenza N in direzione orizzontale, inizialmente viaggerà parallelo al suolo fintanto che la forza impressa resisterà all’attrazione gravitazionale, alchè cadrà inevitabilmente in verticale descrivendo un arco più o meno ampio.
Descritte sommariamente le basi, ora c’è l’interazione umana in questo contesto scientifico.
Considerando che l’uomo è per definizione uomo, considerando la massima “errare umanum est”, non siamo macchine, non facciamo calcoli assurdi in un nanosecondo.
E considerato che il bersaglio da centrare è soggettivamente piccolo e distorto (data la visione prospettica dell’uomo, che ne distorce le proporzioni a distanza).
E descritte le seguenti (eventuali) variabili:
1) Il vento (una forza che costriunge l’uomo a “correggere il tiro” proporzionalmente alla forza di spostamento data dal vento stesso);
2) La pressione di uscita (non scientificamente quantificabile e variabile da persona a persona e addirittura da stato d’animo);
3) L’impellenza del bisogno (maggiore è l’impellenza e maggiore sarà la pressione di uscita);
4) Mancanza di un qualsiasi tipo di mirino;
5) Mancanza di punti di riferimento stabili;
6) Stato d’essere dell’individuo (normale, allegrotto, ubriaco, ad un passo dal coma etilico);
7) Stress ambientale (dato appunto dalle continue minacce di provare di virilità l’uomo da parte della donna costringendolo a espletare “da seduto”).
Se ne evince che:
a) non siamo robot, troppe variabili da tenere in considerazione;
b) al primo, dove và va…poi si aggiusta il tiro;
Ovviamente si possono prendere accorgimenti affinchè l’operazione venga disturbata il meno possibile:
– Chiudere le finestre;
– Dipingere insetti nel “water” in modo da suscitare l’istinto cacciatore dell’uomo che ne acuisce la mira;
– Considerare che è AMMONIACA (con cosa si sterilizza solitamente un WC????);
– Non è la fine del mondo se un paio di gocce finiscono fuori;
– Evitare di parlare al telefono durante l’espletamento;
– Evitare di fare cerchi concentrici nel WC durante l’espletamento;
– Evitare, in via definitiva, di fare qualsiasi altra attività contemporanea.
Poi c’è la parte dell’educazione dell’individuo. Se un individuo è educato cercherà comunque di fare del suo meglio. Non ve ne abbiate per un paio di gocce accidentalmente cadute fuori, che, tra l’altro verrano immediatamente mondate da panno+alcool dall’individuo stesso.
Il resto è maleducazione…..
😉
 
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Pubblicato da su ottobre 16, 2006 in Thought

 

Il mondo sarebbe un posto migliore se…

…tutti facessero quello che dico io
 
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Pubblicato da su ottobre 9, 2006 in Any other business