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Big in japan

22 Mar

Parliamo del fatto che mi sono rimesso in testa per la 2° volta di imparare il giapponese. A questo punto uno potrebbe chiedersi: ma perchè? Beh se lo sapessi non starei quì a scrivere ma mi metterei sotto ad impararlo, vi pare?

Beh, una prima ragione è perchè le lingue straniere mi sono sempre piaciute e mi hanno sempre affascinato, anche solo la domanda che prima o poi tutti si pongono: ma che cos’è che ha detto quello? E spesso ce la poniamo anche sentendo parlare alcuni soggetti facenti parte del nostro stesso idioma…
Allora, con l’inglese non ho grossi problemi se poi riuscissi a fare quel diamine di corso “spoken english” sarei anche più contento, ho qualche base di spagnolo che però trovo abbastanza intuitivo, improvviso col francese e a lione ancora si ricorderanno e nonostante il tedesco non sia la mia preferita qualche parola quà e là la so ma se mi parlate in tedesco non capisco una fava. L’unica lingua che non riesco a mandare giù come musicalità è il portoghese, ma il Portogallo è piccolo e il Brasile non mi fa voglia nemmeno un po’. Tra l’altro prima o poi dovrò rimediare anche 2 righe sull’Aranda (o lingue arrente) parlate dagli aborigeni dell’Australia più che altro per sviscerare meglio il concetto del “tara ma taraper chi non lo sapesse vuole dire tanti, cioè si ha uno che è ninta, due che è tara, tre che è tara ma ninta e tutto ciò che supera il tre è tara ma tara. Tra l’altro ho scoperto che “troppi” e “truppa” in italiano, “tres” in francese, “through” e “throng” in inglese derivano tutti a “tre” o “tres” o “three” ovvero ciò che è oltre il tre è “tanto”, fiiiiico!

Comunque, si parlava del giapponese. Partiamo dal presupposto che come scrittura è meno evoluta di quelle europee. In Europa (e quindi anche quei copioni degli americani) abbiamo astratto il concetto dalla scrittura. Mi spiego perchè non c’ho capito nulla nemmeno io in quello che ho scritto. La parola FUOCO assume il significato del fuoco solo in astratto, nel nostro cervello, perchè noi attribuiamo alle 5 lettere di FUOCO l’idea delle fiamme. In giapponese c’è un ideogramma per FUOCO che è e come potete notare anche la grafia ricorda un po’ una fiamma (ma anche albero, bosco e foresta) quindi con un po’ di immaginazione ma taaaanta in molti casi si può capire la parola senza bisogno di averla già imparata. Ma meno evoluta non vuol dire meno incasinata. E poi questi sono kanji e per ora li ho visti veramente poco.

Ma partiamo dalle basi, ovvero dai due alfabeti sillabici che i cuccioli di giapponese imparano prima: l’hiragana e il katakana. L’hiragana è proprio la base base, composto da 46 segni (più altre contratte, impure e semipure ma che si scrivono aggiungendo delle “virgolette” o altri segni alle 46 di base, ma non a tutte).
Il katakana è IDENTICO com pronuncia all’hiragana ma SI SCRIVE COMPLETAMENTE DIVERSO l’ho scritto in maiuscolo perchè sta cosa mi fa un po’ incazzare èh e lo usano per scrivere le parole straniere, i suoni onomatopeici o evidenziare una parola all’interno di un testo in hiragana. Nel libro che sto leggendo fa il paragone col nostro corsivo e maiuscolo, ma questi si sono proprio fusi il cervello, sarebbe come se correntemente da noi si scrivesse: “e Nando sentì BAU BAU arrivare da dietro”, no cioè, ne vogliamo parlare?
In aggiunta a questi due “alfabeti” questi piccoli uomini operosi tra il III e il V cominciarono ad invidiare i cinesi e, in un raptus di masochismo allo stato brado, gli rubaroni gli ideogrammi, che vennero chiamati Kanji.
I kanji ovviamente non potevano portare semplificazioni ma solo incasinamenti oggi vengono usati in giappone come “base” per nomi, verbi e aggettivi e la cosa bella è che il resto che ci si attacca è scritto in hiragana. Vaaaabhe. Per complicare un po’ di più le cose poi perchè erano troppo semplici! i kanji hanno due pronuncie diverse: on’yomi quando si pronunciano “alla cinese” e kun’yomi quando si pronunciano “alla giapponese”. E uno si chiede: ma come faccio a sapere come lo devo pronunciare? risposta: boh… In linea di massima se è da solo (non in combutta con altri) si pronuncia in kun’yomi altrimenti in on’yomi ma non è sempre vero.

Per la parte più pratica e utile della lingua ovvero ti ritrovi in Giappone e vuoi comunicare con gli autoctoni facendo il figo buttando lì due parole nella loro lingua devo dire che si fanno troppe pare sulla formalità/informalità del discorso in base a chi parla e chi ascolta. Ma sarà possibile che ci siano 4/5 modi per dire “io” a seconda se il contesto è formale, abbastanza formale, informale, volgare, ecc..? Così anche il “tu” che da noi al massimo è “lei” (il “voi” nemmeno voglio considerarlo).
Non stanno bene!

Per il giapponese questo è quanto, per ora. Auguratemi buona fortuna!

Vi lascio con una perla settimanale: il corrire ha tenuto in “fermo deposito” un pacco destinato ad un “inquilino” galeotto di una casa circondariale perchè “in attesa del destinatario”. Caro corriere spero per te che il nostro amico sia stato condannato per un reato minore e abbia ancora la condizionale, altrimenti mi sa che aspetti un pezzo!

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Pubblicato da su marzo 22, 2012 in Foreign Languages

 

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